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  Cenni Storici - pag. 3/4

 

 

 

Le ragioni dell'abbandono del monastero da parte delle monache possono essere diverse: pestilenze, carestie, invasioni barbariche, comunità eretiche. La fine delle memorie monastiche della penisola giunse nel XV sec. quando S Giulia liquidò tutti i beni sul Lago di Garda, ormai troppo lontani e poco redditizi.
Per quanto riguarda le altre Chiese longobarde beneficate da Cunimondo, l'unica che si può ancora ammirare è S. Pietro in Mavino (probabile etimologia: "summavinea", la vigna più alta della penisola) che fu eretta nell'VIII sec.. Fino al XV sec. vi visse un eremita, come dimostra la cappellina all'interno dedicata a S. Nicola da Tolentino, protettore appunti degli eremiti.
Della Chiesa di S. Martino, non c'è giunta purtroppo testimonianza alcuna. Si pensa che potesse sorgere nel luogo dell'attuale luogo dell'attuale S. Maria Maggiore, eretta nel XV sec. sulle rovine dell'antica basilica longobarda.
Anche per S. Vito si deve parlare in termini ipotetici. L'attuale Chiesa si trova a metà strada tra Colombare e Sirmione e fu eretta nel 1774 dalla famiglia Gamba dopo la demolizione dell'originaria Chiesa longobarda. S. Vito era particolarmente venerato da questo popolo, che gli attribuiva infatti poteri taumaturgici contro i morsi dei rettili e degli animali velenosi in genere.

GLI ERETICI A SIRMIONE

Nel corso dei secoli la penisola fu al centro di vicende tumultuose con epiloghi drammatici e sanguinosi, come nel caso della comunità di eretici patarini che si era saldamente arroccata a Sirmione nel XIII sec..
L'eresia medievale non aveva solo carattere di deviazione teologica, ma era anche un fenomeno sovversivo di reazione popolare contro i soprusi degli istituti ecclesiastici e lo sperpero delle ricchezze della Chiesa che contrastavano con la morale evangelica.
A Sirmione si formò una numerosa e organizzata colonia di eretici presieduta da uno pseudo-vescovo che aveva compiti liturgici e amministrava economicamente la comunità. Addirittura, nel 1273 gli pseudo-vescovi presenti nella penisola erano tre e celebravano le loro parodie liturgiche molto probabilmente nel già abbandonato monastero longobardo di S. Salvatore.
Ben presto però l'Inquisizione realizzò la pericolosità della setta eretica di Sirmione e, alleatasi con l'autorità civile, rappresentata dal potente Mastino della Scala signore di Verona, organizzò una spedizione sul Lago di Garda. Così, nel 1276, 166 eretici ed eretiche furono catturati, condotti a Verona e qui processati dall'Inquisizione. Condannati a morte, furono arsi sul rogo nel 1278 nell'Arena.

SIRMIONE SCALIGERA

Durante il XIII sec. la penisola diviene dominio della potente famiglia degli Scaligeri di Verona.
Prima di quella data la nostra cittadina si era quasi certamente data un ordinamento comunale, come testimonia un prezioso documento dell'archivio storico sirmionese nel quale il re Federico II di Svevia, incontratosi nel 1220 a Lazise con tre rappresentanti del comune, concede e rinnova alla cittadinanza privilegi per la pesca nel lago.
Ma ritornando ai signori della Scala, così chiamati perchè il loro stemma gentilizio raffigura appunto una scala, si deve a loro la costruzione della imponente rocca che proteggeva il borgo e il porto e si collocava in posizione strategica nella difesa dei dominii verso Mantova e Milano. Purtroppo non si conosce con esattezza la data di costruzione del castello. Si propende a dividere l'opera in tre fasi: il primo lotto può essere datato alla fine del XIII sec. e sarebbe stato voluto da Mastino I della Scala. La darsena e la recinzione del borgo, di cui rimangono una torre angolare nelle vicinanze della chiesa di S. Maria Maggiore e la porta merlata che si affaccia su piazza Flaminia, risalirebbero invece al XIV sec., periodo in cui furono edificati anche i castelli di Soave, Lazise, ecc.. Ma chi erano questi della Scala e Mastino in particolare? Scrive a questo proposito mons. Paolo Guerrini: "La progenie scaligera del dugento dovrebbe essere chiamata, se non con rispetto, con verità, rassa de cani; il fondatore della dinastia, Leonardino della Scala, preferì farsi chiamare più comunemente con il nome di Mastino, il grosso cane di guardia all'ovile. Cangrande e Cansignorio, Cangrande II e Mastino II sono fra i suoi discendenti più illustri nel '300 [...] I nomi non sono stati attribuoti dal popolo per la loro insaziata ingordigia di potere, ma sono imposti nel battesimo a questa gente spregiudicata, quasi ad auspicio della loro rabbiosa fame politica. Difatti essi sono di origine borghese e popolana, mercanti e cambiatori fortunati, forse anche strozzini e pescicani senza scrupoli [...]

 

 

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