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  Cenni Storici - pag. 1/4

 

 

 

Desidereremmo offrirvi una breve lista di luoghi da visitare per apprezzare la nostra penisola. Sirmione si presta infatti a molteplici chiavi di lettura: centro termale, centro turistico, ma anche culla di un passato ricchissimo, amata e abitata nel corso dei millenni da popolazioni che hanno lasciato tracce significative.
La nostra vuole essere una "proposta", una serie di suggerimenti che sperano di suscitare l'emozione della scoperta di un passato quieto ma tenace, visibile eppure nascosto.

Una recente guida alla storia della penisola presenta un sottotitolo efficacissimo: Sirmione, le ragioni di un mito. E' innegabile infatti che Sirmione sia stata eletta come luogo di abitazione sin dalla preistoria non solo per la bellezza del paesaggio, dolce ed allo stesso tempo aspro, ma anche per la posizione strategica. E' facile ritrovare le testimonianze di un passato ricco e tumultuoso proprio accanto alle vetrine dei negozi. Ci sono scorci che permettono di uscire dal tempo, di dimenticare per un attimo l'allegro viavai dei turisti per entrare in una dimensione nella quale Sirmione non era che "Paeninsularum insularumque ocelle". E forse, benché illustri poeti abbiano cantato Sirmione, è proprio uno sconosciuto studioso tedesco di letteratura classica quello che in poche, semplici parole, ha colto l'essenza più profonda della "Perla delle Isole", tale Gustav Friedrich, che sul finire del XIX sec. scrisse: "Quando andai per la prima volta a Sirmione pensai: per quanto tu la guardi, per quanto tu ti lasci trasportare dall'impressione che ne hai non potrai mai portar via con te quel senso di magico che le appartiene".

SIRMIONE PREISTORICA

Resti di villaggi palafitticoli dell'età del bronzo (XVIII - XVI sec. a.C.) sono stati scoperti nella zona del Lido delle Bionde e delle Grotte. I villaggi furono abbandonati attorno al 1200 a.C. forse per la crescita di livello del lago o per l'invasione di nuove popolazioni.

SIRMIONE ROMANA

La zona tornò ad essere abitata solo in questo periodo, grazie anche alla posizione strategica, tra le due città di Verona e Brixia. Era quindi un importante punto di sosta sulla via Gallica (strada che collegava Bergamo e Verona) e ipotesi di studio propongono l'esistenza di una mansio (stazione di sosta) situata a Colombare, all'altezza dell'attuale incrocio con la strada statale, oppure alla Lugana Vecchia, tra Colombare e Peschiera. Nel centro storico di Sirmione, nella piazzetta Mosaici, sono stati rinvenuti resti di un edificio databile al primo secolo d.C., di notevole ricchezza.
E' possibile inoltre che già al tempo dei romani vi fosse un canale difensivo nel punto più stretto della penisola (là dove gli Scaligeri costruirono poi la rocca) e che vi fosse anche un ingresso in corrispondenza del ponte levatoio scaligero.
Sicuramente però, quando si parla di Sirmione romana, la grandiosa testimonianza dell'importanza del paese all'epoca è data dalle imponenti rovine che dominano la punta della penisola, le cosiddette "Grotte di Catullo". Molto spesso i turisti che si recano a visitare i resti della grande Villa Romana, la più vasta dell'Italia settentrionale, restano profondamente delusi: si trovano davanti "cumuli di sassi" proprio là dove speravano di addentrarsi in grotte carsiche, con tanto di stalattiti e stalagmiti. Ciò che induce in inganno è infatti la denominazione, peraltro molto antica, dei resti: "Grotte di Catullo".
Già nel XV sec. ci si riferiva alle rovine con quell'appellativo, giustificato dal fatto che al tempo le vestigia apparivano come caverne seminterrate e ricoperte di vegetazione. Nel 1483 il nobile veneziano Marin Sanudo, in visita alla penisola, allora sotto il dominio della Repubblica di Venezia, già parlava delle "Caverne di Catullo".

 

 

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