L'itinerario
proposto parte dalla prte iniziale della Punta Grò, per arrivare a quella
occidentale, passando dal Lugana, Colombarela zona del Castello, le Grotte di
Catullo fin oltre il lungolago. Questo percorso è mirato alla comprensione
delle diverse prensenze anche in termini di placton e bentos nelle varie zone.
Ovviamente certipunti possono essere osservati al meglio da lago con una
imbarcazione.
Partendo dalla zo na orientale troviamo Punta Grò con una serie di canneti
naturalidi lunghezza e profondità variabili, generalmente staccati dalla riva e
più o meno fitti.(1)
Il fondale antistante la linea di costa è di natura sabbiosae ghiaiosa anche a
causa di una certa vivacitàdel moto ondoso. A circa 500 metri dalla riva un
campionamento di placton ha rilevato la presenza soprattutto di dinoflagellate
(alghe con due flagelli) con valori superiori anche di 6-7 volte quelli delle
diatomee (alghe con scheletro siliceo, vedi placton) e cloroficee (alghe verdi),
riscontrando la presenza anche di cianoficee (alghe azzurre), crisoficee (alghe
brune), criptoficee ed euglenoficee.
Lo zooplacton è invece rappresentatosoprattutto da rotiferi (vedi placton),
animali che generalmente non superano il mezzomillimetro, che in questa zona
hanno fatto registrare valori doppi rispetto a quelli del lido delle Bionde.
Sono altresì presenti copepodi e cladoceri.
Il benthos, sempre campionato a Punta Grò, ha testimoniato una maggiore
presenza, nelle zone a canneto, di molluschi (bivalvi, gasteropodi), rispetto
alle zone ciottolose e ghiaiose; mentre anellidi (irudinei, oligocheti) e
antropodi (vedi benthos) hanno presenze numeriche abbastanza simili.
Passando la zona di colombare si arriva al parcheggio autovetture, presso il
quale è presente un canneto molto lungo che praticamente
costeggia tutta la via xxv Aprile. Dal Lido Galeazzi al Piazzale Montebaldo
abbiamo quindi fitti canneti e piccole spiaggette a sedimento ghiaioso misto a
sabbia anche con conchiglie e gasteropodi (2). In questa zona è osservabile la
presenza di tappeti vegetali e sviluppi algali notevoli, come pure la zona della
Lugana fino al Lido Galeazzi (3). Il fondale del tratto di costa che va dal Lido
delle Bionde, punta Grotte, fino a punta staffalo è caratterizzato dalla
presenza di banchi rocciosi affioranti, di aspetto lastriforme, che si
frattturano in scaglie più piccole (4). Qui le spiaggette sono appunto formate
dai frammeti di roccia delle scogliera da quelli che le onde strappano al
fondale. Al largo del Lido delle Biondeun altro campionamento del plancton, a
circa 100 metri dalla riva ha fatto riscontrare la presenza in maggior
parte di dinoflagellate, ma anche di diatomee, cloroficee, crisoficee,
criptoficee, euglenoficee e per lo zooplacton di rotiferi, copepodi e cladoceri.
Anche il litorale di Punta staffalo è caratterizzato da un basso fondale con
rocce; ai piedi della passeggiata delle Rimembranze, invece, si trova un
sedimento misto con frammenti di roccia e gusci bivalvi e gasteropodi.
Riprendendo poi le estensioni di canneti intervallate da spiagge private di
hotels e ville fino al Lido Brema. Dopo la spiaggia della Brema si arriva nella
zona dei canneti presso il camping San Francesco (5). Tutta la zone è sede di
una numerosa fauna nidificante facilmente osservabile: trpviamo cigni, anatre,
folaghe, fistioni turchi, cormorani e gabbiani. Al riguardo c'è da sottolineare
come questi animali possano creare problemi igenici, facendo parte del ciclo
vitale della famosa cercaria, di cui anche l'uomo può diventare un ospite
intermedio. Nei soggetti più sensibili questo può portare a pruriti e
dermatitigià conosciuti nel basso lago con il termine di "gratarola";sarebbe
opportuno vietare la possibilità di somministrare cibo a questi animali, anche
se questo si riscontrerebbe con la felicità soprattutto dei più piccini.
Curiosità
I gamberi, animali considerati sempre forti e guerrieri, data l'apparenza, nella
seconda metà del secolo scorso furono di fatto sopraffatti da un ale oscuro
(peste dei gamberi) che si diffuse in tutta l'Europa. Dopo una ripresa, dal 1970
si è registrata una preoccupante rarefazione su tutto il territorio, non solo
gardesano, probabilmente a causa el degrado ambientale, però dagli anni novanta
sembra che la presenza di questi animaletti si in lento aumento.
Il
cormorano, invecie, è solo un "ospite" della penisola, infatti i
primi soggetti isolati arrivano sulle acque del lago, generalmente nella prima
decade di ottobre e, in primavera, dopo le copiose partenze di marzo, se ne
notano solo piccoli gruppi qua e la.
E' facile vederli appollaiati ad ali aperte dopo l'alba, sui pali delle reti tra
Punta Grò e Peschiera. Poi fanno ritorno al loro dormitorio dopo il tramonto,
sistemandosi abbastanza vicini l'un l'altroa partire dai rami più alti degli
alberi. Questi alberi, generalmente spogli sembrano riacquistare in breve tempo,
durante la notte, la loro chioma persa durante il giorno. Da qualche anno sono
apparse nella zona della Lugana anche famigliole di nutrie, roditori della
taglia di un coniglio allevati come animali da pellicciae di cui non è ancora
chiaro del tutto il "peso" sull'ecosistema.
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