Lasciando alle spalle la sede del CRA-APT per raggiungere il ponte fortificato
di ingresso al borgo, già appare ben visibile con la sua poderosa struttura il
Castello scaligero, con le torri e le mura merlate. La rocca, in posizione
strategica di controllo dell'unica via di accesso della terraferma, circondata
totalmente da un fossato, faceva parte di un sistema fortificato che racchiudeva
l'intero abitato medievale. Il nucleo primitivo, attribuibile a Mastino I della
Scala (fine XIII secolo), era costituito dal mastio, dal cortile principale,
dalle tre torri angolari e dai due acccessi, quello occidentale, corrispondente
all'ingresso attuale e quello meridionale. In momenti successivi la costruzione
venne ampliata con il cortile minore a sud, il secondo rivellino dell'accesso meridionale,
il cortile orientale e la grande darsena, tra le poche del genere ancora conservate,
che doveva servire come rifugio della flotta. La costruzione di quest'ultima
parte è databile al XIV secolo o poco oltre. La Rocca era pertanto utilizzata
non come edificio residenziale, ma come fortilizio, funzione che conserverà
ancora nei secoli successivi.
Uscendo dal Castello si prende via Vittorio Emanuele sino a incontrare a
destra via S. Maria Maggiore. Quasi alla fine della via si trova la chiesa
parrocchiale di S. Maria Maggiore. Venne costruita nel XV secolo; il porticato
d'ingresso fu aggiunto nel XVII secolo, con colonne antiche riutilizzate (una è
un militare di Giuliano l'Apostata, 361-362 d.C.). Ha pianta rettangolare e
abside poligonale. L'interno, a navata unica su arconi ogivali impostati su
lesene., conserva affreschi del XVI secolo.
Dalla chiesa, girando lungo il lato settentrionale dell'edificio e scendendo
verso via Antiche Mura, si può vedere, sulla destra, presso la sponda del lago,
un tratto merlato delle mura di fortificazione scaligere, con la torre
nord-orientale.
Da via Antiche Mura, seguendo via Ansa dei Longobardi, all'interno dei
giardini comunali in cui sono piante di olivo centenarie, si trovano i resti
dell'antica chiesa di S. Salvatore. E' quanto rimane dell'edificio religioso e
del monastero, come recenti indagini hanno accertato; a sud si trova una vasta
necropoli scavata nel 1998.
Scendendo sulla via parallela, più prossima al lago, ma sempre all'interno
del parco comunale, si possono vedere avanzi cospicui delle mura di
fortificazione che in età terdoromana circondavano la penisola. Il vialetto
costeggia sulla sinistra alcuni tratti della struttura, che conserva ancora
parte di una poderosa torre. Questi resti appartengono al V-VI secolo: sono
sicuramente anteriori ad età longobarda, allorché sul lato interno delle
murature si addossarono povere capanne.
L'itinerario
prosegue lungo la Passeggiata delle Muse, sino alla località lido delle Bionde.
Qui, risalendo verso la strada principale che porta alle "grotte di
Catullo", si incontra un altro lungo tratto (oltre 100 metri) delle mura di
fortificazione tardoromane della penisola.
Hanno una struttura muraria diversa dai resti già osservati vicino a S.
Salvatore e appartengono a una data di poco anteriore (IV-V secolo). Si tratta
del primo nucleo della cinta di fortificazione, che interessava solo l'estremità
settentrionale della penisola.
Prendento ora verso destra la via Caio Valerio Catullo si raggiunge il
piazzale Orti Manara e l'area archeologica delle "grotte di Catullo".
Situati sulla parte estrema della penisola, in una eccezionale posizione
panoramica i resti della villa romana nota da secoli con il nome di "grotte
di Catullo" costituiscono l'esempio più grandioso di edificio privato di
carattere signorile di tutta l'Italia settendrionale. Nel Rinascimento il nome
di "grotte" fu usato per indicare strutture interrate e crollate,
entro cui si penetrava come in cavità naturali. La tradizione risalente al XV e
XVI secolo ha identificato questo complesso come la villa del poeta Catullo, che
nei suoi versi parla della casa che possedeva a Sirmione. Non vi è però alcuna
certezza che in quest'area si trovasse la sua villa. L'edificio ha pianta
rettangolare (metri 167 m x 105 m), con due avancorpi sui lati brevi. Per
superare il dislivello del banco roccioso su cui appoggiano le fondazioni
dell'edificio vennero creati vani di sostegno; in altre zone fu necessario
tagliare la roccia. Per questo motivo i resti oggi conservati si trovano su
livelli diversi.
L'edificio è datato ad età augustea (fine I secolo a.C. - inizio I secolo
d.C.). Secondo le ultime indagini il crollo delle strutture risale probabilmente
già al III-IV secolo d.C.
Percorrendo il sentiero di uscita dall'area archeologica si possono vedere
altri resti delle mura di fortificazione. Appartengono, come il tratto orientale
già visto in località lido delle Bionde, al settore più antico della
struttura difensiva (IV-V secolo). Sono costruite lungo un dislivello naturale
del terreno e sono conservate per 110 metri di lunghezza. Il nucleo interno
della muratura è in scaglie di pertra locale disposte a spina di pesce; il
paramento esterno era a filari orizzontali. Si collegano al lato occidentale
della villa che, ormai crollata, diventa in età tardoromana una parte della
struttura difensiva della penisola.
Da
piazzale Orti Manara si riprende la via Caio Valerio Catullo, che si abbandona
poco dopo per seguire a destra la via che sale alla chiesa di S. Pietro in
Mavino. Questa mostra una semplice facciata a capanna su cui sono murati
frammenti lapidei altomedievali. L'irregolarità della pianta e la varietà
delle tecniche murarie documentano la complessa storia dell'edificio. Già
citata con altri edifici religiosi della penisola in due documenti della seconda
metà dell'VIII secolo, conserva ancora parzialmente la struttura originaria (il
lato meridionale). Il campanile risale invece ad età romanica (XI-XII secolo);
dello stesso periodo sono gli affreschi delle absidi. Un generale restauro fu
eseguito nel 1320, come indica un mattone a fianco del portale; l'anno
successivo fu realizzato il ciclo di affreschi sulle pareti laterali interne. Si
ritorna su vua Caio Valerio catullo, che più avanti fiancheggia sulla sinistra
la collina di Corte, occupata quasi interamente da un bellissimo parco. Dopo
piazza Piatti si prende via Vittorio Emanuele, attraversando il centro torico
sino a raggiungere di nuovo piazza Castello. Lungo il percorso si attraversa la
porta settentrionale di accesso al borgo fortificato medievale: sulla sinistra
è murato un frammento di miliare di Costantino (312-337). In piazza Castello,
prima del ponte fortificato si trova la chiesetta di S.Anna della Rocca. E'
costitutita da un presbitero e da un piccolo vano coperto da volta a botte.
Conserva all'interno resti di affreschi del secolo XVI e decorazioni a stucco
del XVII secolo. Sopra l'altare si trova un frammento di affresco trecentesco.
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